Alcune riflessioni a partire dalla presentazione del libro “Emersioni dall’area autistica”

Ho partecipato all’incontro promosso dalla Associazione Scientifico Culturale Dina Vallino presso la Università Popolare di Como. Si trattava della presentazione del libro Emersioni dall’area autistica, edito da Magi Edizioni (Roma 2019) a cura di Marco Macciò e Maurizio Zani. Devo dire che la cosa più significativa è stato il clima che si respirava in questo gruppo di partecipanti, non numerosissimo ma sufficientemente attento e preparato ad ascoltare un discorso abbastanza impegnativo anche se accattivante. L’incontro si è articolato in quattro interventi di cui ricavo delle parole guida che mi hanno aiutato a sintetizzarlo e penso possa essere utile anche ai lettori di questo piccolo contributo.

1. Consultazione Partecipata

È un po’ la cornice in cui viene presentata l’opera di Dina Vallino che costituisce il centro delle riflessioni non solo teoriche ma soprattutto vissute nel clima che ricordavo prima. Clima che non è estraneo alla prospettiva metodologica di riferimento enunciata nel modello della consultazione partecipata, abbastanza rivoluzionario nella prospettiva di una ortodossia psicoanalitica. Ma la dimensione innovativa diventa un po’ la cifra di tutto l’incontro che, ricordando la figura di Dina Vallino, diventa una indicazione per tutto il percorso della riflessione che il gruppo porterà avanti.

Il gruppo dei partecipanti a questo incontro ha saputo cogliere gli stimoli fondamentali delle relazioni e si è attivato in una esperienza gruppale molto simile alla dinamica della consultazione partecipata. Marco Macciò, che introduce le relazioni, dà il via anche alle riflessioni della Dott.ssa Cinzia Chiappini.

2. Fraintendimento

Parola cara a Dina Vallino che prendo come fatto scelto della relazione della Dott.ssa Chiappini che introduce e sviluppa questo concetto molto ricco di spunti teorico pratici. Sviluppa il significato di Fraintendimento soprattutto con la narrazione clinica che ha sottesa la grande lezione espressa da  questo concetto: un concetto apparentemente semplice – si fraintende quando si prende Roma per Toma, tanto per usare una espressione popolare – ma che ha una rilevanza teorica fondamentale. Si collega al capire, alla comprensione, alla sintonia in assenza della quale si possono fare i più disparati disastri psichici, educativi e sociali.

Chiappini in questo caso racconta il percorso fatto con un bambino con diagnosi di spettro autistico assieme ai suoi genitori aiutandoli ad avere uno sguardo nuovo che supera lo schema precedentemente usato e scopre un modo diverso ed efficace di guardare e comunicare col mondo. Questo si riferisce sia al bambino sia ai suoi genitori.

Qui non posso non ricordare Bion e il suo apprendere dall’esperienza, con la conoscenza che per essere vera deve passare dalle emozioni e dalla affettività, sia per quanto riguarda la madre, il gruppo o l’analista e la sua capacità di rêverie.

3. Approccio Istituzionale

Come si collegano le suggestioni fin qui ricordate con una dimensione istituzionale che deve tener conto di una serie di condizioni che vanno al di là della clinica privata?

La Dott.ssa Conti ci aiuta con le sue riflessioni. L’intervento proposto è quello della consultazione partecipata un intervento family centered in cui il focus è l’osservazione e la “cura” della relazione tra genitori e figlio utilizzando un modello di tipo psicoanalitico attento alla emotività dei genitori, alle angosce che sottendono la loro relazione con il figlio, ma anche alle possibili intenzionalità comunicative del bambino. Il ritiro può rappresentare una difesa dall’angoscia dei genitori, ma anche una comunicazione che va cercata.

Il setting è “light” e quindi compatibile con i ritmi dei servizi: 8/10 sedute di gioco genitori figlio a cadenza quindicinale, con un modello non rigido, ma modulabile sulla base delle esigenze della famiglia. Colgo a questo punto un cambiamento che riguarda non solo il setting, ma che è attento alle imprescindibili esigenze della realtà. Mi pare qui presente un superamento di dogmatismi dottrinali per una creatività che, sconvolgendo degli schemi, non ha paura ad inventare un nuovo approccio al curare.

4. La Poesia e la Speranza

La Dott.ssa Mariagrazia Pirotta introduce il suo intervento con una poesia sulla speranza. La speranza che Dina ci ha insegnato a portare nella consultazione e nella psicoterapia con i nostri piccoli pazienti. Dall’esperienza di sapersi esistere per un altro può nascere il legame e quindi la relazione di cura.

Mi piace qui ricordare la dimensione etica, a me cara e che è stata un elemento importante anche per Dina Vallino. Le riflessioni precedenti sono tutte collegate all’etica, non ad una etica ammuffita da manuale ma un’etica viva che vede la psicoanalisi non tanto come una teoria ma soprattutto come un aiuto a fare stare bene, il paziente, bambino o adulto, il gruppo sia famigliare che il gruppo che cura.

 Il superamento del fraintendimento significa stabilire un autentico rapporto di verità e di autenticità che fa stare bene, a volte con fatica ma con soddisfazione. Ma “lo stare bene e fare star bene” ha a che fare con l’etica.

Gianangelo Palo

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto