Biografia

Dina Vallino

Cagliari 19/5/1941 – Milano 14/7/2014

Nata a Cagliari da madre sarda - un bisnonno era stato magistrato a Nuoro e l’altro, proveniente da Genova, possedeva a Cagliari un imponente palazzo e un pastificio (poi distrutto dai bombardamenti alleati nel 1942, dai quali Dina si salvò a stento) - e da padre piemontese (antifascista, allontanato da Roma alla fine degli anni Trenta), a due anni si ammalò di malaria (presente nelle piane paludose circostanti la città) ed ebbe difficoltà a frequentare regolarmente i primi anni delle scuole elementari. La secondogenita Fiorenza (diverrà giornalista a Milano) arrivò quando lei aveva sette anni. Il primo trauma della sua vita fu, a 12 anni, la separazione dal padre, che fu costretto ad allontanarsi per conflitti con la famiglia della moglie e a vivere prima a Roma e poi a Milano. Il rapporto con la madre, divenuta autoritaria, si fece conflittuale; affettuoso il rapporto col padre lontano. Malgrado l’agnosticismo famigliare, venne iscritta all’Istituto delle suore dell’Assunzione e conseguì la maturità classica ottenendo la valutazione più alta. Sognava di allontanarsi e andare a vivere in una altra città. Per l’università non le fu concesso dalla famiglia di frequentare Medicina (desiderava diventare pediatra), ma la facoltà di Filosofia. Si recò pertanto a Milano nel 1960, ricongiungendosi col padre. A ventidue anni si sposò con il compagno di università Marco Macciò ed ebbero, prima della laurea, il figlio Stefano (oggi veterinario).

Tra i filosofi seguì in particolare il fenomenologo Enzo Paci. Alla facoltà di filosofia insegnavano anche Cesare Musatti e Franco Fornari, ai quali chiese una tesi su qualche tema freudiano, ma la rifiutarono. A Paci espresse l’intenzione di divenire psicoanalista, egli la sconsigliò; accettò la sua proposta di una tesi sulla filosofia della psicologiae le propose di studiare le riflessioni critiche di Merleau-Ponty sulle principali correnti della Psicologia contemporanea. Nel corso degli anni Sessanta la sua formazione avvenne da una parte come autodidatta attraverso gli studi di psicoanalisi e dall’altra all’Università concentrandosi sulla fenomenologia di Husserl e degli esistenzialisti. Occorre non dimenticare tuttavia l’accurato studio delle opere complete di Galileo che intelligentemente Mario Dal Pra imponeva agli studenti. Studiò tutti i libri di Freud tradotti allora in italiano ed ebbe modo di fare conoscenza del pensiero di Melanie Klein tramite il libro di Franco Fornari La vita affettiva originaria del bambino, pubblicato nel 1963. Lesse in quegli anni con molto interesse anche Il primo anno di vita del bambino di Spitz e Il diario di una schizofrenica della Sechehaye, opera oggi dimenticata ma che la colpì molto. Tramite Merleau-Ponty venne a conoscere la psichiatria fenomenologica di Minkowski e Binswanger e quella gestaltistica di Goldstein, autori con cui simpatizzò, mantenendo poi sempre una profonda considerazione anche nei confronti degli italiani Eugenio Borgna, Dario De Martis e Fausto Petrella.

Nel 1967 si iscrisse alla scuola di Specializzazione in psicologia, diretta da Cesa Bianchi e da Cesare Musatti e cominciò i primi tirocini presso Mariolina Berrini e Bona Oxilia (faceva visite a casa, presso una madre che aveva problemi con l’allattamento e una madre con una bambina psicotica) e nel 1969 con Zapparoli all’Ospedale psichiatrico di Affori.

Il Sessantotto era il primo anno della contestazione studentesca in Italia e insieme ad Anna Ferruta e a Riccardo Stainer e con il sostegno di altri studenti formò un gruppo che rivendicava una ristrutturazione della Scuola di Specializzazione per introdurre insegnamenti di orientamento psicoanalitico. Riuscirono a imporsi in quegli anni di rivolta e ottennero che fossero chiamati a insegnare Elio Fachinelli, Piero Leonardi e Luigi Pagliarani. I due direttori non erano convinti, ma cedettero e la scuola migliorò nettamente poiché assunse anche una impostazione clinica. Successivamente partecipò all’esperienza autogestita di psicoanalisi di gruppo che alcuni studenti avevano organizzato e affidato a Fachinelli e, nel 1971, all’iniziativa di asilo antiautoritario dallo stesso Fachinelli progettata, ma se ne distaccò per divergenze sull’orientamento educativo.

Durante la Specializzazione cominciò a lavorare a Sondrio e in seguito a Bergamo presso Il Centro medicopsicopedagogico. Fece lavoro clinico, di consultazione e di psicoterapia breve; era psicologa nelle scuole e prestava consulenza a insegnanti e genitori. Due giorni alla settimana andava a Sondrio dove vedeva bambini con ritardi mentali anche molto gravi, sia causati da malattie organiche sia da deprivazione affettiva e ambientale, bambini down e orfani. Cominciò a rendersi conto che i parametri testistici non erano adeguati a questi bambini e che bisognava introdurli, prima che al test, al gioco. Iniziava così ogni colloquio con il gioco del paesaggio, della famiglia, degli animali, grazie a una grande scatola che aveva in dotazione il Centro di Sondrio. Il colloquio risultava approfondito e durava piuttosto lungo. A Sondrio ebbe come direttrice Renata Selva, una persona eccezionale con la quale rimarrà in amicizia per tutta la vita. A Bergamo invece volevano che vedesse un gran numero di bambini a giornata e quindi si licenziò.

L’ampia esperienza clinica con bambini disturbati ottenuta in questi anni fu il perno intorno al quale venne organizzata la sua Tesi di Specializzazione, discussa nel 1970 insieme con Anna Ferruta. Si trattava di una Tesi di ricerca, in base al proprio materiale clinico, imperniata sul problema di come le emozioni del bambino e le sue capacità cognitive si condizionino reciprocamente. Un elemento di grande novità presente nella Tesi stava nel fatto che le autrici non si rifacevano soltanto alla teoria kleiniana che cominciava in quegli anni a essere praticata in Italia, ma, anticipando i tempi, anche ad alcune tesi di Bion, allora del tutto assente invece dal dibattito psicoanalitico italiano. Successivamente a partire dal 1992 terrà a Milano per 15 anni un gruppo di studio su Bion e negli anni Novanta chiese una supervisione alla figlia di Bion, Parthenope, che abitava con la famiglia a Torino, con la quale strinse poi una forte amicizia, sino alla sua tragica fine insieme alla giovane figlia appena diplomata.

Nel 1969 iniziò un’analisi personale, che poi si trasformò in didattica, con Lina Generali, la quale, formatasi a Londra, iniziava in quel periodo con pochi altri a introdurre in Italia la psicoanalisi infantile kleiniana. Dopo aver terminato l’analisi didattica, venne accolta nel 1974 come candidata nella Società Psicoanalitica Italiana e iniziò la sua formazione con gli analisti della società: Anna Corti e Pierandrea Lussana a Roma e successivamente a Milano Giuseppe Di Chiara, Mauro Morra e Luciana Nissim. Per approfondire la sua formazione scelse, al di fuori del training ufficiale della SPI, di ricevere supervisioni a Londra, per tre anni (1975-1978) da analisti kleiniani: Hanna Segal, Ruth Riesenberg, Betty Joseph, Martha Harris, Edna Oshaughnessy.

Venne così a conoscere l’Infant Observation, che Lina Generali iniziò a insegnare a Milano nel 1978. Vallino fu immediatamente convinta dell’importanza di tale pratica osservativa per la formazione degli psicoanalisti e iniziò pertanto una infant observation che si svolse in una portineria nel centro di Milano. Fu la prima, insieme a quella di Anna Motta, a essere praticata in Italia. L’avvio nel 1978 presso il Centro Milanese di Psicoanalisi di un gruppo di infant observation, condotto da Lina Generali e con la partecipazione saltuaria di Harris e Meltzer, rappresentò un evento nella storia della psicoanalisi italiana di quegli anni, in quanto al gruppo parteciparono con entusiasmo una nutrita schiera di psicoanalisti dell’Italia settentrionale.

Nel mentre si dotava di una formazione teorica di eccellenza e di avanguardia, Dina Vallino si impegnava in una attività clinica di grande respiro e vissuta con grande intensità. Dopo aver vinto il concorso del Comune di Milano per la direzione psicologica dei servizi educativi, rinunciò, scegliendo la professione privata. Sin dagli inizi degli anni Settanta, a trent’anni, accettò casi clinici estremamente problematici. I risultati eccellenti conseguiti portarono negli anni Ottanta a consolidare la sua fama di terapeuta dotata di doti eccezionali, tanto che personalità in vista non solo a Milano si rivolsero a lei per la cura dei figli e anche per analisi personali come adulti.

Dopo la morte del padre nel 1971, negli anni Ottanta perde dopo lunga malattia anche la madre, trasferitasi in casa sua a Milano negli ultimi mesi di vita, e subisce il primo ricovero ospedaliero per una grave malattia autoimmune che si era manifestata nel 1975 e che la tormentò poi periodicamente, nei successivi quaranta anni, a causa delle gravi e meno gravi malattie secondarie prodotte dall’assunzione dei farmaci necessari.

Dalla fine degli anni Settanta, per 20 anni, intensa fu la partecipazione di Dina Vallino alle attività del Centro milanese di Psicoanalisi, il quale produsse un pensiero psicoanalitico di notevole complessità, poiché nato da un confronto molto approfondito con analisti europei di estrazione e di idee diverse, nonché incoraggiato da Luciana Nissim, che, insieme a Giuseppe Di Chiara, esercitava un indiscutibile carisma, pur rifiutando di costruire una propria scuola. Tra il 1985 e il 1987 nella sede del centro operò un piccolo gruppo di studio di analisi infantile con Antonino Ferro, Claudia Artoni, Maria Pagliarani, Giuliana Boccardi, a cui Dina Vallino contribuì assiduamente. Reciproca era la supervisione per i casi clinici di bambini e adolescenti. Dal gruppo deriverà nel 1993 l’Osservatorio di psicoanalisi dei bambini e degli adolescenti del CMP, promosso anche da Marta Badoni. Negli anni Novanta formò un sodalizio intellettuale con Franco Borgogno, che ebbe la sua espressione pubblica, tra l’altro, in varie conferenze nei Centri psicoanalitici italiani sul tema degli “spoilt children”.

Dal 1978 è stata docente di Infant Observation (secondo il metodo di Esther Bick), dapprima al Corso Tavistock di Milano e poi al Corso di perfezionamento in Psicoanalisi infantile del Centro milanese di Psicoanalisi. Privatamente per trenta anni ha condotto Gruppi di Infant Observation.

Dal 1980 ha svolto attività di formazione e aggiornamento per operatori nel campo infantile in diversi Istituti universitari di Neuropsichiatria Infantile e in numerose Aziende A.S.L del Nord Italia.

A partire dagli anni Novanta, per 25 anni, Dina Vallino ha raccolto intorno a sé un team selezionato di colleghi e colleghe che, in diversi gruppi di supervisione e di studio teorico, sperimentava nel proprio lavoro clinico dapprima il metodo del “luogo immaginario” e successivamente anche la “Consultazione partecipata”, le due innovazioni introdotte da Dina Vallino nella psicoanalisi infantile. Questi metodi risentono quindi nella forma attualmente raggiunta anche del contributo di decine di colleghe e colleghi succedutesi nel corso degli anni. Nel 2014 partecipavano ai suoi gruppi di formazione 75 colleghe/i..

In questo medesimo periodo invitò il marito Marco Macciò a collaborare con lei per l’espletamento di diverse mansioni: organizzazione di convegni, seminari e gruppi di formazione; riflessione teorica; preparazione di scritti. Cosicché due ore prima della morte le ultime parole che gli rivolse furono: “Porta avanti il nostro progetto”. Nel 2015 è nata l’Associazione scientifico-culturale Dina Vallino, voluta da venti soci fondatori, con lo scopo di promuovere la conoscenza e la pratica delle sue innovazioni nella psicoterapia infantile.

Ha pubblicato 70 saggi in riviste italiane e straniere e in volumi collettanei, in particolare in Shared experience. The psychoanalytic dialogue (Karnac Books, London-New York 1992) (L'esperienza condivisa. Saggi sulla relazione psicoanalitica, Cortina, Milano 1992) ( a cura di Luciana Nissim e Andreina Robutti), libro che ha fatto conoscere all'estero la presenza in Italia di una corrente psicoanalitica originale.

Nel 1999 il suo libro Raccontami una storia (Borla 1998) ha vinto il premio Gradiva per il miglior libro di psicoanalisi italiano. Dina Vallino propone al bambino in analisi di costruire una storia insieme a lei; questo lo aiuta a pensarsi attraverso i personaggi immaginari della storia che crea con il/la terapeuta.

Successivamente Dina Vallino (con Marco Maccio') ha avuto l'idea di studiare i protocolli di infant observation di decine di bambini diversi per realizzare una Ricerca osservativa sullo sviluppo della personalità del lattante nel quadro della relazione famigliare. Si perviene per tal via a riformulare l'idea psicoanalitica della fusionalità postnatale e ad evidenziare l'importanza, già nel lattante, del desiderio di esistere per la madre (cfr. D. Vallino, M. Maccio', Essere neonati. Osservazioni psicoanalitiche, Borla 2004, Premio speciale della giuria del premio Gradiva 2005).

In Fare psicoanalisi con Genitori e bambini (Borla 2009) Dina Vallino propone una consultazione partecipata, che prevede sedute in cui sono presenti non solo il bambino, ma anche i suoi genitori, coinvolti in attività di gioco e successivamente invitati a riflettere sui propri fraintendimenti. Questo setting viene da tempo sperimentato nell'ambito del servizio sanitario nazionale italiano da operatori da lei formati.

Nel 2011 e 2012 vengono pubblicati due numeri (63 e 65) dei Quaderni di psicoterapia infantile (a cura di Dina Vallino e Marco Macciò) dedicati al tema delle “famiglie nella Consultazione partecipata”, con i contributi di: Adriana Anderloni. Elisa Accornero, Paola Bertone, Claudia Beschi, Luisa Cherubin, Cinzia Chiappini, Silvia Lepore, Enrico Levis, Giovanna Maggioni, Giada Mariani, Elena Scarabello, Giorgio Rossi, Dana Scotto di Fasano, Luisa Scuratti, Manuela Trinci, Elena Trombini, Barbara Valli.

Dopo un anno dalla sua scomparsa, il Centro milanese di Psicoanalisi ha organizzato nel 2015 una Giornata di studio sul pensiero di Dina Vallino, alla quale hanno partecipato più di 300 persone, che si è articolata nel pomeriggio in 12 workshop dedicati ai vari ambiti di applicazione della Consultazione partecipata.

Reading italian psychoanalysts (Leggendo gli psicoanalisti italiani) (Karnac Books 2014), volume che presenta la storia della psicoanalisi italiana attraverso i suoi rappresentanti, pubblica il saggio di Dina Vallino del 1992, sopra citato.

Franco Borgogno e Giovanna Maggioni hanno curato la pubblicazione del volume Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017. Il libro comprende i contributi presentati nel corso della Giornata di Studi dedicata a Dina Vallino, organizzata dal Centro Milanese di Psicoanalisi a Milano il 14 novembre 2015, dovuti a Giuseppe Di Chiara, Marta Badoni, Anna Scansani, Michele Bezoari, Franco Borgogno, Claudio Cassardo, Leonelli Langer, Lucia Rapezzi, Fiamma Buranelli, Isabella Lapi, Giovanna Maggioni, Fiorella Monti, Laura Mori, Enrico Levis, Dora Sullam, Monica Tomagnini, Adriana Anderloni, Roberto Basile, Alberto Comazzi, Anna Ferruta, Gina Ferrara Mori, Tonia Cancrini, Maria Luisa Algini, Margherita Bianco, Mercia Maranhao Fagundes, Luis Kancyper, Claudio Neri, Silvia Vegetti Finzi, Maria Pia Corbò, Antonella Granieri, Chiara Cattelan, Renata Nacinovich, Antonio Ferro.

Marco Macciò

 

Bibliografia

Antonino Ferro, Presentazione, in Raccontami una storia. Dalla consultazione all’analisi dei bambini, Borla, Roma 1998.

Vegetti Finzi S., Post-fazione alla seconda edizione, in Raccontami una storia. Dalla consultazione all’analisi dei bambini, Borla, Roma 2010.

Giovanna Maggioni, Una storia raccontata. Fare ppsicoanalisi con Dina Vallino, Mimesis,Milano, 2016.

Roberto Basile, Una storia di vicinanza emotiva, in The International Journal of Psychoanalysis, 2003, 84 e in Vallino D., Raccontami una storia, Borla, IV ediz., Roma 2011.

Sabina-Lambertucci-Mann, A propos de “La storia e il luogo immaginario”, in Revue Francaise de Psychanalyse, 1, 2004.

Lucilla Narici-Sicouri, Fare psicoanalisi con genitori e bambini de Dina Vallino, in Revue Francaise de Psychanalyse, 2, 2012.

Isabella Lapi e Laura Mori, L’atmosfera emotiva nella famiglia, nella terapia e nella consultazione. Per un ricordo di Dina Vallino, in Contrappunto 51-52, 2015.

Algini Maria Luisa (2017), Un giorno di maggio sull’Aventino, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di), Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano.

Marta Badoni, Apertura dei lavori, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Michele Bezoari, Brevi pensieri conclusivi, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di), Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Antonino Ferro, Qualche pennellata di nostalgia, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Cattelan C. (2017), Dina Vallino e l’ascolto della solitudine, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano.

Claudio Cassardo, Il mito e l’impegno poetico nella clinica di Dina Vallino, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Corbò M.P. (2017), Il mio ricordo di Dina: la vicinanza del cuore, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Giuseppe Di Chiara, Presentazione, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Maranao Fagundes Omaggio, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Luis Kancyper, Un effetto eloquente, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Enrico Levis, L’alba del pensiero tra memorie sensoriali e sogno, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Marco Macciò, La formazione psicoanalitica e filosofica di Dina Vallino: i primi venti anni, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Maggioni G., Dina Vallino psicoanalista con genitori e bambini: un lascito prezioso per la psicoanalisi, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Nacinovich R., Grazie, , in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Claudio Neri, La consultazione partecipata, in Franco Borgogno e Giovanna Maggioni (a cura di) Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino, Mimesis Edizioni, Milano 2017.

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto